La transizione dell'avocado in Europa: tra l'uscita del Perù e l'importanza delle nuove origini
Il ritiro del Perù dal mercato europeo apre un periodo di transizione in cui Cile e Colombia prenderanno il sopravvento, mentre i prezzi mostrano stabilità nei formati grandi e aumenti in quelli piccoli.
Il mercato europeo dell'avocado sta attraversando settimane cruciali. Il Perù, protagonista di questa stagione, inizia a ritirarsi, lasciando spazio ad altre origini che dovranno sostenere l'offerta e bilanciare i prezzi in un contesto caratterizzato da variazioni di pezzatura e aggiustamenti della domanda.
Secondo un'analisi di Víctor Ruete, consulente di Tropical Millenium, non si prevede una carenza generalizzata, bensì un "restringimento selettivo dell'offerta in base al calibro". Avverte specificamente che il rischio di carenza si concentra nei calibri 18 e inferiori, che mostrano già segni di difficoltà, mentre "nei calibri più grandi, da 10 a 16, la disponibilità rimane ampia, sebbene con maggiori difficoltà in termini di contenuto di sostanza secca durante la maturazione".
I dati di Avobook confermano che il Perù ha ridotto le sue spedizioni nelle ultime settimane. Il picco è stato registrato nella settimana 26, con circa 860 container arrivati in Europa. Ciononostante, i volumi di esportazione del 2025 hanno superato quelli del 2024, creando un buffer di approvvigionamento più ampio nella prima parte della stagione.
Per quanto riguarda i prezzi, i segnali sono contrastanti. Ruete sostiene che settembre mostra un mercato spot stabile, con alcuni aumenti a seconda delle dimensioni: "Le taglie grandi, dalla 10 alla 16, rimangono stabili grazie alla maggiore disponibilità, mantenendosi stabili quando la qualità la supporta, ma senza aumenti; mentre le taglie medie e piccole, dalla 18 in giù, sono in aumento a causa della fornitura limitata e degli impegni promozionali". Il team di Avobook aggiunge che, rispetto alla settimana 37 del 2024, quest'anno le taglie grandi hanno prezzi più bassi, mentre le taglie piccole godono di prezzi migliori.
Il testimone: Cile e Colombia in testa
La transizione si concentrerà tra la settimana 39 e la settimana 44, quando il mix di origini verrà riconfigurato. Secondo Ruete, dopo l'uscita del Perù, il mercato si riorganizzerà con il Cile in testa e la Colombia che riacquisterà la sua posizione principale, consentendo una maggiore stabilità verso la fine di ottobre o l'inizio di novembre. "Prevediamo una graduale normalizzazione dei prezzi verso la fine di ottobre, quando il mix di origini e la curva delle dimensioni si equilibreranno e il Marocco inizierà a fare la sua comparsa", sottolinea.
In questo nuovo scenario, il Cile si sta già affermando come leader in Europa, con picchi di spedizioni fino a 6 milioni di chili in una sola settimana, sebbene con un temporaneo rallentamento nella settimana 38 a causa delle festività nazionali. La Colombia, nel frattempo, passerà dall'esportazione di varietà meno comuni – con spedizioni di circa 2 milioni di chili a settimana – al suo focus principale, contribuendo con una gamma di calibri, sebbene prevalentemente 20 e inferiori. Altri attori avranno ruoli più secondari: l'Africa orientale e il Sudafrica forniranno esportazioni costanti, ma senza grandi volumi; il Marocco entrerà nel mercato da fine ottobre o novembre; si prevede che Israele inizierà a esportare Hass a novembre, a seconda del clima politico e commerciale; e il Messico rimarrà concentrato sugli Stati Uniti, con solo una presenza complementare in Europa.
Il mercato europeo dell'avocado si sta quindi dirigendo verso una fase di assestamento in cui la chiave sarà gestire la transizione tra origini e calibri. L'uscita del Perù apre le porte a un ruolo più importante per il Sud America e il Mediterraneo, con gli occhi puntati su come reagiranno offerta e prezzi nella parte finale dell'anno.