Uno studio rivela che la coltivazione di avocado può essere sostenibile e contribuire alla biodiversità nelle zone aride
Una ricerca condotta da CAZALAC e sostenuta dall'UNESCO conclude che, con una gestione adeguata, gli avocado non solo ottimizzano l'uso dell'acqua, ma apportano anche benefici alla fauna selvatica e alla conservazione del suolo in Cile.
La coltivazione dell'avocado in Cile è stata oggetto di analisi per il suo presunto impatto sulla scarsità d'acqua, soprattutto nella regione di Petorca. Tuttavia, uno studio condotto dal Centro Idrico per le Zone Aride e Semi-Aride dell'America Latina e dei Caraibi (CAZALAC), dopo due anni e mezzo di ricerca, ha rivelato che questo frutto può essere sostenibile e persino contribuire alla biodiversità se gestito in modo efficiente. Il rapporto propone che il dibattito sull'uso dell'acqua si concentri sulla gestione integrata delle risorse e non su una singola coltura.
I risultati hanno evidenziato la presenza di fauna autoctona, come puma, volpi e uccelli, all'interno e nei dintorni dei frutteti, il che ha motivato i produttori a creare aree naturali protette private. È stata inoltre evidenziata la necessità di investire in ricerca e sviluppo per misurare la cattura di CO2 e rafforzare la collaborazione tra produttori, esportatori e agenzie tecniche, al fine di soddisfare le esigenze dei mercati internazionali e procedere verso l'autocertificazione.
Lo studio suggerisce inoltre che l'esperienza cilena può essere replicata in altri paesi sudamericani, dove la siccità è una sfida comune. Investire in tecnologie di irrigazione, conservazione della biodiversità e gestione sostenibile consentirebbe alla regione di produrre avocado altamente competitivi e di rafforzare la propria posizione sul mercato globale.